IL LIBRO NERO: SI FA PRESTO A DIRE EVENTO. INTRO

The Black Book

 

Ho deciso, scriverò un Libro Nero.

Un Libro Nero su una professione.

Una professione che conosco, chiaramente.

Un Libro Nero, di quelli che parlano male, per capirci.

E per poter fare un libro che parli davvero male di qualcosa, devi conoscere bene quella cosa lì.

Non mi invento nulla di nuovo comunque.

Ogni mestiere ha il suo libro nero.

Questo è un libro che pensa quello che tutti pensano.

La trascrizione esatta di quello che alcuni sanno ma non hanno ancora realizzato di sapere.

Innanzitutto sfatiamo leggende stupide: non è vero che il lavoro renda nobili.

Il lavoro quando è troppo, ci mastica come si fa con una cicca alla fragola: si ciancica perbene e quando non ha più il gustino si butta.

La metafora con la vita si fa ancora più triste quando la cicca viene buttata per strada e qualcuno la calpesta.

Nella vita però esistono però una quantità di tempi morti che noi stessi ammazziamo.

Tempi che non vengono usati o che peggio, vengono usati come carta igienica.

Anche per questo abbiamo inventato il lavoro: ammazziamo il tempo producendo e produciamo il frutto di uno sforzo che, se fatto per questioni personali non è detto abbia risultati immediati e prevedibili.

Mi spiego meglio:

– produco una t-shirt, pezzo di tessuto a colori con una sua certa prevedibilità, sicurezza. La vendo.

– produco una famiglia, centrifugato di sacrifici ed emozioni con uno o più cicli di vita assolutamente imprevedibili e insicuri. Non la vendo.

Quando lavoriamo in maniera sana, facciamo come il nostro intestino: lui lavora, si sforza e produce roba inutile ma concreta, quindi si accontenta del suo compito e sta.

Senza pensarci troppo su.

Esattamente accade questo quando lavoriamo senza farci fregare la vita, che lo si ammetta o no.

Facciamo il nostro lavoro per non pensare e per guadagnare.

Guadagniamo per pensare ancora meno.

Nonostante questo, potrai scherzare coi colleghi, diventarne perfino amico o innamorarti del capo, ma la professione resterà la tua rottura di cazzo meno evitabile.

Quando incontro qualcuno che mi dice a mento alto “Sai sono fortunato, faccio un mestiere che ho scelto, che amo” , mi chiedo se davvero voglia prendermi per il culo ancora per molto e se davvero pensi che io gli possa credere.

Quelli che amano il loro lavoro mi inquietano molto.

Per non parlare di quelli che si presentano dicendoti il loro nome e la loro professione come fosse un pacchetto unico.

Comunque non siamo qui per filosofare ma per scrivere un Libro Nero quindi, da adesso in poi, solo cose piccanti.

Parliamo del precariato.

Che ne dite?

Una bella scorpacciata di contrattini a 500 euro lordi ( nel senso di sporchi ) e manco il buono pasto, di stage perpetui, di insicurezza castrante, non è piccantissimo?

SCHERZO.

Per questa volta il libro nero lo voglio fare anche ludico.

Parlerò soprattutto del lato amabile della faccenda.

Ma non troppo, sennò che libro nero è?!

Racconterò di come ci sia stata finalmente una risposta intelligente al precariato: la creatività.

Grazie a lei sono nate innumerevoli, nuove figure professionali più o meno inutili, ma estremamente divertenti.

Siamo duri a morire noi creativi.

Ci dimezzano stipendi e sicurezze esistenziali e noi ci inventiamo nuovi lavori, bizzarri e spesso addirittura sovrastimati e ben pagati!

Abbiamo a disposizione un album sempre più vario, di figure professionali che passano il loro tempo libero a sentirsi dire “Embè, ti ci pagano pure?!”.

Allora ecco che accanto ai banchieri e alle commesse, arrivano col coltello tra i denti in ordine di apparizione: personal shopper per bionde annoiate, PR (non si sa perché quasi sempre omosessuali), consulenti di immagine per animali domestici, sociologi aziendali che ti consigliano dove posizionare i cessi negli uffici, per far durare poco la pisciata dei dipendenti.

Professioni che ci siamo dovuti inventare per riuscire a guadagnare risultando anche trendy, cosa ormai irrinunciabile quanto quasi il guadagno.

A grandi linee mi spiego proprio così la nascita della Produzione di Eventi.

O almeno della rudimentale idea che abbiamo di “organizzare un Evento”.

La professione ormai si è talmente ben collocata che non è più possibile affrontarla improvvisando.

Eppure…

Eppure ho conosciuto tizi che telefonano al fornitore per noleggiare un proiettore per la festa di compleanno del figlio e qualche mese dopo mi hanno aggiornato sul fatto che si fossero buttati nel ” Niu bisness degli eventi”.

Vittime del settore Eventi sono i pochi professionisti,

cotti insieme a tanti improvvisatori nel grande brodo del lavoro.

Alcuni proprietari di grandi agenzie di organizzazione ( proprio i tizi del proiettore di prima) sono i carnefici di questi professionisti.

Aprono la società grazie ai loro buoni contatti comprati o conquistati a colpi di petting ( non per forza sessuale ) e posizionano davanti ai computer ogni 10 improvvisatori, un professionista, ricoprendolo di responsabilità più grandi di lui e facendogli fare qualsiasi sporca e sudicia mansione.

E’ un metodo in realtà estendibile a quasi tutte le categorie professionali ma negli eventi quel professionista solitario si fa un gran culo sotto tutti i punti di vista e gli aspetti.

Come diremo più avanti, i nostri pochi amabili professionisti di eventi passano con rapidità unica dalla giacca elegante alla canottiera da manovale.

Personalmente ho fatto parte di tutta la catena alimentare della produzione eventi, attrezzisti a parte per via del mio fisico cagionevole da duchessina inglese anemica e ubriaca del 600.

Però sono partita da uno degli anelli della filiera apparentemente meno importanti, la hostess, della quale, in questo libretto a puntate, scoprirete cose che ve la renderanno figura degna di onori e riconoscimenti (sindacali e non).

Sono stata talmente vittima del settore da poter dire senza ombra di dubbio che tutti i corsi di Event Management sono inutili e offensivi.

Talmente vittima da voler liberare i miei malvagi pensieri sul settore Eventi tutti in una volta, in un libro nero.

Sempre che non vi dispiaccia.

Non ci si può prendere la responsabilità e la briga di scrivere un libro nero su una professione se essa non ci ha tolto per anni sudore e sangue.

Sudore e sangue sono gli ingredienti base che danno al colore del libro la giusta tonalità di pece.

Il mio di libro nero però è più speciale degli altri.

Perchè ripeto, nel settore eventi ho lasciato parte del mio peso specifico e proprio come ogni “chiusura di evento”, quello che mi ha lasciato è la voglia di fare altro, qualsiasi altro lavoro.

Possibilmente poco creativo e  che non faccia pensare troppo.

to be continued…

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2 Replies to “IL LIBRO NERO: SI FA PRESTO A DIRE EVENTO. INTRO”

  1. La storia dell’evoluzione della figura della Hostess mi ha permesso di entrare in un mondo abbastanza sconosciuto. Le vedevo raramente, quando andavo a delle Fiere o a dei Congressi. Altissime per i tacchi a spillo, sempre gentili anche di fronte a domande del cavolo fatte da giovani e anziani speranzosi in fughe appassionate . Poi pensavo alle loro lunghe ore passate in piedi nel terribile clima degli stands, alle loro caviglie doloranti, alla recita imposta da stereotipi maschili, alle retribuzioni non sempre idonee. Facevo loro dei sorrisi ebeti che volevano mostrare comprensione umana. Probabilmente non li percepivano o non avevano più la forza mentale per mandarmi a quel paese.

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