I PARLATORI ( e soprattutto le parlatrici)

parlare-troppo

 

Certe donne per tacere è vero che devono essere retribuite, come Veronica Lario.

In realtà la Vero è stata pagata soprattutto per aver sopportato per così tanti anni un signorotto col vizio del potere, del sesso, dei soldi e con una comitiva di amici tutti indagati e corrotti dalla camorra.

Allora si che in questo caso il silenzio è d’oro.

Ma è d’oro anche in altri casi molto meno pericolosi.

D’ oro nel senso che per averlo è necessario pagare.

Proprio come in ambito mafioso, a volte è essenziale qualsiasi mezzo per far tacere qualcuno che usa davvero troppo e a sproposito la lingua imparata da piccolo.

E mi dispiace non difendere il genere, ma le femmine a volte usano la parola come usano i soldi nei negozi di scarpe.

Poi, se proprio devo difendere il genere dico che quelle che la sanno usare perbene la parola, sono meglio dei guerrieri di una volta, dei comandanti.

Tagliano il superfluo a colpi di lingua e guariscono cancri sociali.

Ma torniamo ai luoghi comuni però, che mi piacciono tanto e sono più divertenti.

Le persone che parlano troppo, comprano troppo, vogliono troppe cose e soprattutto pensano che ascoltare sia un fastidio, una perdita di tempo.

Una volta un’amica ad una festa non smetteva più di raccontarmi gli affari suoi.

Ad un certo punto, semplicemente per farmi vedere realmente partecipe al suo mondo, abbozzai al suo monologo, un semplice “Ah si, anch’io!”

Lei si fermò e mi guardò per un paio di secondi con un’aria diabolica, del tipo “come ti permetti, brutta stronza, la situazione è mia, non puoi capirla, è un inedito mai uscito, chiaro!”

E con stizza rispose solo con un Si, di quelli cattivi con 8 “S” …e proseguì la sua elegia prima di costringermi ad abbandonare la poltrona.

Saper ascoltare è divino.

Non farsi prosciugare è elemento base della sopravvivenza.

Scelgo di sopravvivere, di volermi bene, tutte le volte che mi alzo da un divanetto, tramortita da qualcuno che sta attentando alla mia pace interiore con un monologo che io non ho scelto di pagare con biglietto e poltrona numerata.

Scelgo di sopravvivere tutte le volte che qualcuno in discoteca mi urla addosso le sue ambizioni, sputandomi sulla giacca pezzi del suo drink.

Altro strumento diabolico che utilizzano gli assassini vocali: il telefono.

Lasci il cellulare sulla libreria e te ne vai a fare le tue cose, torni, appoggi l’orecchio e capisci che ci sei o non ci sei, il tizio sta continuando a parlare dei suoi prodigi.

Sono cose loro, lasciali fare.

Io per questo ho tanti gatti.

I gatti sono dei grandi ascoltatori.

Ti guardano però, facendoti sentire un coglione e in questo modo ti guariscono, ti consapevolizzano.

Ecco, se riuscissimo anche noi a trovare e a far nostro quello sguardo un po’ così, neutro e definitivo da “Sei un povero pirla” , aiuteremmo i parlatori e ci salveremmo.

Se i cosiddetti parlatori però sono donne, è più difficile che non capiscano il nostro sguardo neutro, perché le donne hanno fatto dell’arte del monologo, una terapia da lettino che non prevede lo sguardo verso il proprio interlocutore.

Può essere comodo che una ragazza non vi guardi mentre parla.

Così potrete pensare a tutt’altro, come avviene nella maggior parte dei casi.

 

 

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