FUORI IN 60 SECONDI

Qualcuno ci salvi. Noo, tu no. Tu resta lì appeso.

 

Sono appena rientrata a casa, bevo un bicchiere d’acqua e vi racconto.

Devo riposarmi un attimo, ok?!

Tutti i miei sensi sono sotto stress in questo momento.

Tutti, ad eccezione del tatto.

Eh, mi son guardata bene io dal toccare qualcosa.

Le uniche cose toccate, lo ammetto, sono quelle che ho dovuto comprare e il sacchetto che le contiene.

Il sacchetto è qui in casa ora, e ha stampato sopra entrambi i lati il torso di un ragazzo minorenne

tutto scolpito dalle polveri anabolizzanti che gli compra di sicuro la mamma.

Così può dire alle amiche che suo figlio fa il modello, che anche se non si vede la faccia sul sacchetto, quel blob di muscoli oliati è il suo Mark.

Posto che mamme di questo tipo andrebbero immediatamente trasferite nelle prigioni messicane dimenticate dal Signore, non è di questo che mi voglio sfogare con voi.

Innanzitutto non è stata una mia scelta.

No, voglio svincolarmi subito dalla possibilità che pensiate sia mia abitudine andare in certi posti.

La mia famiglia è variegata e purtroppo uno dei miei fratelli non riesce a uscire dal problema.

E’ coinvolto in una seria e preoccupante attitudine per tutto ciò che viene diffuso dai Media come “prodotto cool”.

E’ un ragazzo sano per il resto, un buon padre di famiglia e un ottimo professionista.

Ma nelle persone apparentemente brillanti, spesso si nasconde il vero disagio.

Insomma per il suo compleanno mi chiede di entrare lì, dove nessun essere umano con dignità si sognerebbe di entrare: nello Store Abercrombie.

Non solo mi chiede di entrare, ma pretende anche che il budget destinato per il suo regalo di compleanno venga speso lì.

Compleanno n°42 ( se  certi problemi non vengono affrontati e risolti prima, d’altronde, poi uno se li trascina per tutta la vita ).

Allora io, con coraggio e affetto, mi trascino in bicicletta nella zona più chic della città.

La zona dove i signori in giacca e cravatta ti guardano il sedere in pausa pranzo (per capirci) e le ragazze sembrano tutte avvocatesse:

collant 40 denari, tacco firmato, abitino serio, occhiale, telefonino…

E lì, in fondo a questa passerella, ecco un palazzo elegantissimo tutto merli e colonne, senza però nessun tipo di insegna pubblicitaria, fuori.

Riconosco che si tratta dell’ Orrido dove dovrò entrare perché è da circa 500 metri che il mio naso lotta contro un odore acuto di un’ acqua di colonia  ignobile che appesta tutto il quartiere.

Un odore che ti inietta dentro, oltre a questa essenza di…pino acido, un repentino fastidio nei confronti di tutti gli esseri umani che incroci.

Mica sono una che si fa intimorire dagli odori io.

E’ che sono in bicicletta e ho gli occhi che mi lacrimano, che mi bruciano da questo porco profumo.

Sembra che Dio abbia rovesciato un deodorante per l’ambiente, per quantità destinato a tutto l’universo, solo qui. Sopra questo fottuto quartiere.

Ora ho capito perché le avvocatesse hanno tutte gli occhiali, anzi che non hanno le maschere con aria pressurizzata nella borsetta.

Finalmente riesco ad arrivare alla porta dell’Orrido.

Sulla porta ci sono due biondini minorenni (potrebbero essere i miei figli se fossi nata a Beverly Hills) che sembrano pagati per doversi spogliare da un momento all’altro.

Hanno l’aria di chi pensa che tu sia uno specchio, avete presente?!

Ti guardano ma in realtà stanno guardando che reazione che fanno su di te.

Devono aver capito la reazione che fanno a me perché sembrano spaventati e manco mi salutano, mentre entro.

Fuori dal negozio sono le 2 di pomeriggio di una fine Maggio luminosissima.

Dentro il negozio sono le 2 di notte in una discoteca di Ibiza alla festa di chiusura stagione.

Entro con la sensazione che al minimo imprevisto finirò al commissariato.

Dappertutto cloni dei ragazzini spogliarellisti dell’ingresso.

Una quantità di commesse bionde che ti chiedi come cazzo possa andare avanti la gestione del negozio.

E non solo perché sono bionde.

E non solo perché sono minorenni.

Te lo chiedi perché nessun essere sano può sopravvivere 8 ore al giorno, a piegar maglioni al buio, con l’ aria appestata da ettolitri di acqua di colonia, sparati da bocchettoni.

Per non parlare dei decibel di questa musica infernale.

I ragazzini all’ ingresso dovrebbero distribuire caschi integrali ai clienti che entrano.

Tutto qui è biologicamente insostenibile.

I 3 piani dello Store sono disseminati di mobili di mogano tutto lucidato.

Qua e là sono piegate a pile da un team di architetti, le magliette e le felpe.

Non ho mai visto un negozio dove toccare la merce ti mette così a disagio.

Hai la sensazione che sfiorando una camicia romperai un equilibrio che non potrà più essere ripristinato.

Tutto ciò che si trova sugli scaffali non si distingue.

E’ praticamente tutto uguale.

Felpe, magliette, jeans, tutti identici fra di loro, disponibili in diversi colori, con o senza zip, con o senza cappuccio, però  i d e n t i c i.

Il reparto donna sembra la camera guardaroba di Paris Hilton, dentro la quale tante giovani con il suo stesso stile spuntano da dietro le statue dei David di Donatello e dalle piante finte e ti salutano a mano tesa, dicendoti di tornarle a trovare.

Anche se tu sei appena entrato, loro già vogliono che te ne vai a fanculo e che  ritorni.

Io però sono una tosta, so quello che voglio: lasciare meno denaro possibile per far si che cose di questo tipo non si diffondano ulteriormente e uscire da questo quartiere compromesso.

Mi nascondo in una delle sale di questo mega store che sembra il Titanic pochi minuti prima di affondare

(luci spente, mobili di legno, boccette di profumo cadute…) e una volta che mi accorgo di essere sola, faccio saltare una pila-design di magliette.

Intercetto la taglia giusta e non rimetto a posto nulla, lascio l’angolo esploso e mi lancio fuori dalla camera prima che arrivi uno spogliarellista a calcolare i meridiani per rimettere a posto tutto.

Le casse sono una specie di ingresso al privè di un club di Miami.

Tutto cordonato, spogliarellisti più grossi di quelli all’ingresso, posizionati ai lati del bancone più lucido e laccato del cofano di una Lamborghini in esposizione e cassiere-modelle (stavolta more, guarda un pò) che stampano scontrini di una grammatura talmente alta che per produrre un rotolino per la cassa di Abercrombie bisogna disboscare mezza Amazzonia.

Ma tanto un giorno anche lì ci saranno i negozi-discoteca A&F quindi, avanti tutta!

Pago e sento che sarebbe stato più etico se con quei soldi avessi comprato un fucile ad un bambino in Congo.

Pago e mi lancio dalle scale perché sento che il mio corpo non ha più un alito di aria pulita dentro.

Pago, mi lancio dalle scale ed esco prima di aver bisogno di una settimana di lavanda alle vie respiratorie, oltre che di un corno acustico.

Sono fuori.

Gli spogliarellisti mi guardano pettinandosi mentre io, con gli occhi a fessura, accecata dalla luce improvvisa del giorno, cavalco la bicicletta e inizio a pedalare alla cieca, come se l’avessi rubata.

Non mi sono fermata neanche ai semafori ed eccomi a casa, al sicuro.

Il sacchetto è lì, fuori dalla finestra in quarantena e io sono ancora sotto choc.

Se dovete farlo, almeno comprate online da Abercrombie, eviterete esperienze al limite della sopportazione fisica e intellettuale.

E nessuno vi vedrà comprare certa roba.

Lo saprete solo voi e il corriere.

E se a consegnarvi il pacco si presenta un modello minorenne a torso nudo, fategli lasciare il pacco sul tappetino.

E non aprite fino a quando non siete sicuri che sia andato via.

Datemi retta.

 

Annunci

3 thoughts on “FUORI IN 60 SECONDI

  1. Dott. A. Pavon cel. xxxxxxxx3624 è un’ottima analista, falla chiamare verso le 15:00 Lun-Ven da tuo fratello –
    Ottimo pezzo, mi dispiace molto dirtelo proprio oggi che ti detesto come un moscerino in gola, vivo, mentre sei all’ultimo chilometro della tua ora di Jogging. Sei un fottuto genio.

  2. non conoscevo Abercrombie ma la sensazione e ormai generalizzta da walmart a qualsiasi mall le sensazioni descritte ed il fastidio e lo stesso
    grazie di averlo descritto cosi’ bene , un vagone di emozioni ed acute osservazioni in un minuto , fantastica .

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...