IN VIAGGIO DA SOLI

 

Caspar David Friedrich,Il viandante sul mare di nebbia.Amo perdermi nelle città che non conosco.
E’ profondamente terapeutico.
Perdermi tra le strade, nei viali, su per le stradine, sola con la mia musica e i miei passi…
Amo muovermi dove la mia musica mi suggerisce e amo quando me lo suggerisce dentro una città che non conosco.
Non importa che sia una città fumosa o sotto la pioggia.
Antica e maestosa o piccola e di mare.
Anche se la collina pura, chiara anche di notte è la mia casa.
Anche se il bosco è il mio rifugio.
Anche se il bosco mi protegge, cura e ossigena, perdere la bussola dentro la città apre tutte le mie branchie.
Mi fa sentire che posso abbandonarmi in un flusso sconosciuto che ho a disposizione, un flusso che sgorga da un motore pulsante che disperde la sua energia come il sangue in circolo nelle sue vene.
Forse la magia della città in cui immergersi nasce dalla particolare alchimia che si crea tra la mia musica, la città e il viaggio.
Musica, città e modalità viaggio, si conoscono e passeggiano insieme per un giorno o poco più ma, per favore, sempre senza progetti e visite guidate.
Il viaggio purifica e stringe le viti dei miei ingranaggi.
Il viaggio apre tutte le scatole.
E anche se in viaggio, una buona compagnia è un regalo di Dio, viaggiare da sola mi mette in uno stato di grazia che rende tutto sacro e limpido.
In viaggio da sola mi lascio coccolare dalla preghiera e dal canto.
I pensieri sono puro intrattenimento fluido, smettono di inciampare tra di loro perché si fanno distrarre da tutte le meraviglie che Dio fa mangiare ai miei occhi,
di tutte le meraviglie che Dio, il più grande organizzatore di feste a sorpresa, dispone per me.
E di tutti gli odori che mi si appiccicano ai vestiti.
Se poi non scordo di portare con me un quaderno o un tovagliolo dove lasciare che la penna metta in ordine, in viaggio la mia creatività sorride.
C’è una cosa che rende il viaggio in solitudine un’esperienza preziosa: il silenzio.
Il silenzio è la parte che preferisco perché mi accompagna anche quando ho la musica nelle cuffie.
E’ un silenzio che sa dei vapori di eucalipto che mi facevano respirare da piccola quando avevo la febbre, dentro un asciugamano caldo in una sauna improvvisata nella pentola.
Così il silenzio che si crea quando viaggio sola mi scalda e scioglie nodi.
Così, nel silenzio libero spazio nella mente.
Come quando si fa il cambio di stagione, quando si scartano gli abiti vecchi o mai usati e l’essenziale è l’ obiettivo.
L’essenziale riconosciuto finalmente come obiettivo primo, primario, primitivo.
Il silenzio ristabilisce l’equilibrio delle priorità.
Illumina tutto quello che abbiamo in più, ciò che appesantisce il nostro bagaglio e ci da ordini, come una dittatura che ci viene iniettata quando nasciamo.
Il silenzio è una pulizia stagionale, il giorno in cui si aprono tutte le finestre della casa.
E’ la vasca pronta di un bagno alle essenze nella quale ti immergi dopo un lungo giorno di inverno.
Il silenzio mette in imbarazzo chi ha troppo da mostrare o qualcosa da nascondere.
Il silenzio è per chi non teme la verità.
E se è vero che la libertà ci rende liberi ( citazione piuttosto attendibile ) allora è vero anche che il silenzio in qualche modo collabora e partecipa a questa liberazione.
Una liberazione che diventa un concerto composto da tutti gli elementi di un’ orchestra che appaiono già quando iniziamo a progettare un viaggio da soli.

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