L’ ABITUDINE ALLA PERVERSIONE

Perché ci stiamo abituando alla moda della perversione?

Ormai più fai quello strano, perverso, underground e fetish, più sei fico.

Esiste chi, venendo a sapere che la perversione in questa epoca rende fighissimi, finisce per vendersi le proprie unghie in Corea, vestirsi come Cindy Lauper o mangiare la merda.

Esiste una categoria di gente detestabile che dice:

“Ah guarda, io sono uno liberal: siamo nel III millennio.

Per me puoi fare quello che vuoi, l’importante è che non fai male a nessuno”.

A parte il fatto che se mangi la merda fai del male a qualcuno, prima di tutto a te stesso: te lo insegnano da piccolo.

Ti dicono “No! Questo cacca!”, non è che ti dicono “No! Questo gianduiotto!”

Ti puoi sbagliare una volta a causa della consistenza simile ma poi al primo assaggio, non ti fregano più.

Poi mangiare merda fa male anche dal punto di vista sociale, nel rapporto con gli altri: se io ho la perversione di mangiare merda, poi vengo da te mi avvicino e ti chiedo una informazione o magari ti bacio, non è bello.

Io non sposerei mai uno col vizio di mangiar la merda.

Già l’alito del mattino è fastidioso.

Piuttosto sposo un vigile urbano, e sono romana quindi il sacrificio è alla pari.

Questo panegirico volgare per ricordare quanto sia importante la libertà di espressione ma anche la priorità di non perdere di vista ciò che è vero e soprattutto quella di dare i nomi giusti alle cose.

E parlare chiaro.

Perché il rischio è che la perversione diventi cosa, non solo normale ma addirittura trendy, è ormai certezza.

“Trendy” è una parola che detesto nominare, figuriamoci scrivere.

Una parola più sgradevole di Equitalia, una parola che sta bene solo sulla bocca di Paris Hilton.

Eppure in questo contesto mi è utile perché ci sono dei mezzi di comunicazione che vorrei eliminare con un po’ di cara, vecchia censura, che si servono e abusano proprio di questo iniquo termine.

Prendete un giornale come Wired: uno di questi magazine che parlano di ultime tendenze, di arte contemporanea, di roba trendy.

Sono specializzati in avanguardie per gente davvero cool.

Tu apri Wired e, anziché leggere articoli, non dico di fisica quantistica ma almeno di cultura base, trovi servizi sull’ultima frontiera della trasgressione sessuale a Londra, tipo che “Adesso va di moda andare negli zoo di notte a incularsi i draghi di Komodo”.

E tu, se sei uno che cerca di essere accettato dalla società, beh ci vai davvero allo zoo, alla fine.

Prendi quella come ultima tendenza, pensi “Porca miseria, quanto sono antico, demodè, non sono mai andato a rettili…”

E invece no.

Bisogna continuare a dare i nomi giusti alle cose.

Ti piace affittare i nani alle feste e non quelli da giardino?

Fai pure, ma sei un pervertito, non sei trendy.

Ti piace fare scambismo, andare sui siti di gossip, far fare la carrozzeria della Smart color verde militare?

Sei libero. Ma anche un pervertito.

Peggio della gente in corsa per il trendy, c’è la gente che ci fa il business su questa ossessione del trendy, vendendo porcherie come necessarie, obbligatorie, per il nostro fascino.

Ci sono 3 città che lottano per contendersi il titolo di città più pervertita d’Europa: Amsterdam, Lugano e Voghera.

A Voghera ci sono dei negozi specializzati nella vendita di prodotti audiovisivi pornografici con anziani come protagonisti.

Ci sono delle persone che prima di prendere il treno delle 9:45, entrano in questi negozi e dicono “Si, salve ho visto in vetrina quel dvd Fa caldo al pensionato, quello da 14,90 euro, si.

E’ un regalo, me lo incarta?”

C’è da preoccuparsi se accettiamo qualsiasi cosa in nome della libertà di gusti e di espressione.

C’è da preoccuparsi se nella vostra città ci sono più sexy shop e slot machine che librerie e alimentari.

Perché vuol dire che siete a Voghera o che la vostra città si sta trasformando in una città come Voghera.

E poi, se spariscono gli alimentari e aumentano i sexy-shop e le slot machine: che ne sarà delle casalinghe?

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2 Replies to “L’ ABITUDINE ALLA PERVERSIONE”

  1. m’hai fatto davvero sorridere, non dico ridere, che ridere proprio, cioè emettere suoni incontrollati tipo “ah ah ah hihihih”, non è affatto cool..e manco amazing o stylish..
    a parte quest’idiozia, in effetti il problema (uno dei milioni cioè) per me è proprio il “controllo”;
    pur di non perdere il controllo dei propri flussi emotivi, pur di non lasciar “scorrere”, molte persone si dedicano con caparbietà al “famolo strano a tutti i costi”;
    tristemente, più cacca vogliono sgranocchiare più sono grandi i blocchi espressivi e quindi anche legati alla passionalità (lo so, la cacca non si sgranocchia, o magari sì, fritta panata, chissà); meno sono capaci di liberare i loro impulsi, più costruiscono sessualità artefatte e in fondo banali.
    Vabbè, basta così, che sennò sembra sto dallo psicoterapeuta
    Comunque complimenti, ciao
    Alessandro

  2. Hai ragione Alessandro: c’è davvero di mezzo la psicoterapia e l’indagine sociale. I blocchi espressivi di cui parli sono le debolezze che ci costringono a tenere sotto controllo coi pantaloni attillati, gli aperitivi cool e l’avanguardia sessuale più dequalificante. Mi viene da dire: mangiar la cacca è il minimo che ci possa capitare!

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