IL PERFETTO DEGUSTATORE IMPERFETTO

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Il famoso piattello al collo del sommelier. Pochi sanno a cosa stracazzo serva.

ECCO IL PICCOLO E PRATICO VADEMECUM DELL’IMPERFETTO DEGUSTATORE

1) IL DIGIUNO

A scanso di equivoci: la degustazione non è la mensa di Natale in parrocchia.

Una degustazione non è il buffet All you can eat del cinese sotto casa.

Vero è che alle degustazioni è bene arrivare a digiuno, ma non da settimane..

Se ne accorgeranno tutti che anziché degustare, ci stiamo intasando come oche da fois gras, in nome della disponibilità illimitata di cibo e vino.

Gli altri ci guardano, non dimentichiamolo! Si capisce che il nostro tubo digerente è saturo ma visto che abbiamo pagato, siamo disposti a tracannarci anche lo spirito degli accendini appoggiati sui tavoli.

Giochiamo a fare quelli che sono eleganti: prendiamoci un pezzo di pizza al taglio quando usciamo, ma la degustazione facciamola senza farci scoprire che abbiamo terminato i buoni pasto per fare la spesa.

2) IL VESTITO BUONO

Non siamo al battesimo del figlio di William d’Inghilterra quindi togliamoci quel tacco 70cm e lasciamo lo smoking a cuocersi nell’armadio con la naftalina, perché la degustazione non è l’occasione giusta che aspettavamo.

E’ solo un corso, un piccolo, umile evento didattico, dovremo farcene una ragione: dobbiamo aspettare ancora un’altra stagione di matrimoni.

Un’altra, ennesima stagione durante la quale del Nostro di matrimonio, non v’è traccia.

3) IL PROFUMO

il profumo è un bellissimo libro ma anche un’essenza e di essenze in giro ce ne sono tante, chicchissime e preziose, fatte da Kenzo, D&G, Valentino e tanti altri amici della moda.

Ma se andiamo a una degustazione, la boccetta dovremo mettercela nel sedere perché chi ha pagato profumatamente per degustare un buon vino o una razione di formaggio, non ha voglia di fare l’analisi olfattiva dell’acqua di colonia da vecchio playboy nella quale ci siamo immersi prima di uscire di casa, con la speranza di rimorchiare alla degustazione.

Presentarsi ad una degustazione intrisi di acqua profumata è come entrare in una grotta sotterranea e chiedersi cos’è tutto quel buio.

E’ come iscriversi a una gara di rally e scaldare i motori al Ciao.

Come pensiamo di captare gli aromi del vino, con la cisterna di Acqua di Gio’ che ci siamo iniettati nelle vene e tirati a secchiate dietro le orecchie?

Non penseremo mica che l’alcool del profumo possa cooperare ad una piacevole sbronza?

Anche se fosse, la sbronza non è l’obiettivo delle degustazioni, giusto?!

4) IL CALICE

Lo ha già spiegato Antonio Albanese ma ricordiamolo ancora una volta: il calice non è un elicottero giocattolo, non c’è bisogno di agitarlo come se dovesse decollare e portarci tutti a Honolulu insieme a mago Merlino.

Semmai è il contenuto a portarci a Honolulu, ma questa è un’altra storia.

Rilassiamoci.

Facciamo sport ma non prendiamocela col calice se siamo nervosi: non ci ha fatto niente di male.

5) I DESCRITTORI

Non sarà facile ma rimanere integri e rispettabili quando arriverà il momento.

Non cediamo alla tentazione di ridere con l’ugola scomposta quando, davanti a un calice di vino o a un’altra prelibatezza da degustare, di fronte a signori e dame rispettabili, sentiremo parlare di urina di gatto, sudore di mandria, latte andato a male, merda di vitello, roselline di bosco e di altre irragionevoli stronzate pronunciate da un tizio vestito da cameriere con un medaglione attaccato al collo.

Rimaniamo calmi, fingiamo una telefonata e usciamo.

6) LA SPUTACCHIERA

Nonostante il nome insolente, non facciamoci prendere dalla tentazione di approfittare di questo attrezzo, posizionato al centro del tavolo da degustazione.

Non è un incentivo a liberarsi del catarro in pubblico, non sostituisce il buon vecchio fazzoletto se siamo raffreddati, non è da usare in generale secondo le tradizioni cinesi che prevedono il deposito di bava di fronte a terzi per dimostrare il gradimento delle pietanze.

E qualora ci trovassimo con una sputacchiera davanti, rimaniamo ben attenti anche a non ubriacarci durante la degustazione perché c’è gente che è morta confondendola per il decanter col vino migliore, miracolosamente avanzato.

7) ONORIFICENZE IMBARAZZANTI

Diciamoci la verità: siamo davvero pronti a farci chiamare da qualcuno, Maestri Assaggiatori?

Non abbiamo paura e vergogna a farci riconoscere un domani, con un appellativo a metà strada tra un porno e un tester di prodotti surgelati?

 

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