BENITO E IL GUSTO PER LE ESEQUIE.

The Launch Of Frank To's Latest Exhibition "The Human Condition"

La provincia alla lunga ti stronca.

Ti cambia, ti ridimensiona, ti costringe a dare importanza a piccole cose inquietanti senza che tu quasi te ne accorga.

Benito è un ragazzo normale ma se lo conosci, quando lo incontri ti gratti.

E anche se non lo conosci ma ci parli per cinque minuti, alla fine ti gratti lo stesso.

E’ un ragazzo con qualche anno in più di quaranta e ha un gusto tutto suo per le esequie.

Mentre quelli della sua età amano le macchine sportive e le ragazze rumene, Benito ama i funerali ma soprattutto la sensazione che prova quando viene a sapere chi è morto.

Ama talmente tanto quel momento di consapevolezza che una qualsiasi vita altrui sia terminata, che nutre nel cuore il desiderio antico e inammissibile di sapere chi è morto ancor prima che succeda, per essere il primo a dirlo a tutti.

Per poter chiamare amici, parenti e conoscenti con quel tono di voce lì, quel tono che hai quando devi fare una comunicazione sconcertante in modalità urbi et orbi.

C’è chi si appassiona al calcio, chi ai giochi di carte, alle corse dei cavalli o ai vini francesi: Benito ama la necrologia locale.

In provincia se nasci sano, poi crescendo le cose possono cambiare e Benito fin da piccolo, è un appassionato di messe in suffragio, di saluti ai parenti e di visite a vecchietti agonizzanti che, quando lo vedono arrivare al capezzale, con le loro ultime forze si toccano, i poverini.

Lo temono più della estrema unzione perché mentre il prete non si espone, Benito sotto sotto vuol vederli schiattare in diretta per mantenere in vita il suo hobby macabro: quello degli eventi sociali legati al decesso.

Benito è un virtuoso dei funerali, sa tutto di tempistiche sulla vestizione di un cadavere e mantiene aggiornata la programmazione settimanale dei rosari organizzati a casa delle vedove di tutta la provincia, con particolare attenzione a quelli con la salma ancora presente e visitabile.

Benito è amico e confidente di tutte le perpetue della diocesi e in paese non c’è morto che non abbia ricevuto i suoi onori.

Se per caso capita che lui non venga a conoscenza di una dipartita per primo, ecco che si agita e diventa malmostoso, quasi violento.

Il perché questo ragazzo voglia sapere chi è schiattato prima che vengano stampati i manifesti con l’avviso nella cornicetta, nessuno lo sa; il fatto certo è che se non gli arriva l’anteprima, se non riesce ad arrivare prima delle onoranze funebri, è meglio non averci a che fare con Benito.

Il suo sabato sera è alla veglia funebre del postino, se ne sbatte della discoteca, a lui piace stare lì, accanto alla salma coi gomiti appoggiati alle palle di mogano della testiera del letto, a guardare in silenzio.

Non c’è nessuna preghiera visibile sulle labbra di questo ragazzo coi blue jeans a vita alta e la camicia a quadri col bassotto in alto a sinistra.

Benito è sempre incuriosito, a proprio agio e immobile come il nuovo estinto che ha davanti.

L’estinto non sempre è caro, a volte infatti Benito non sa bene il nome del morto, in che frazione viveva, a chi era marito.

Ma non importa perché lui si accontenta dell’evento, gli basta l’esequia in sé per alimentare la sua pura, profonda passione per tutto ciò che accade intorno a un cadavere.

Nessuno ha il coraggio di dire a Benito che alla sua età dovrebbe avere interessi più gentili perché nessuno sotto sotto vuole che Benito smetta di occupare la prima fila dei parterre funebri togliendo così molti dall’imbarazzo.

Come spesso avviene in provincia, ma anche in città, i disadattati o i presunti tali, rassicurano coi loro gesti bizzarri, tanti individui apparentemente normali.

Benito occupa i posti che nessuno vuole occupare e se ne resta al cimitero fino a quando l’ultimo granello di terra non ha ricoperto l’angolino di mogano della bara rimasto all’aria.

Benito manco ci va, dopo al ristorante perché è già sazio di marmi e pianti altrui.

E’ l’ambasciatore della morte, in paese, il virtuoso delle corone di fiori come nessun hippie riesce ad essere.

Benito è amico delle cremazioni e nutre inconscia invidia per i becchini ma soprattutto più della musica pop, Benito ama il suono dell’anima del morto che si stacca dal corpo.

Tutti hanno paura di lui ma egli non si prende la soddisfazione di accorgersene.

E resta nel suo silenzio eterno a far paura a tutti.

Con quel nome di battesimo, per di più.

 

 

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