PATENTE, LIBRETTO E NON PIANGA.

Il posto di blocco è una di quelle poche esperienze che, in pochissimi secondi, toglie dignità persino ai cittadini più scaltri e rognosi.

Il posto di blocco, normalmente gestito da due carabinieri che lottano contro noia, freddo o caldo per arrivare a fine turno, è una delle occasioni stradali più temute e meno agognate, anche se sei di Bressanone e quindi, per definizione, con tutta la vita in regola.

Il timore e la paura atavica nascono dalla presa di coscienza che esistano alcuni perfetti sconosciuti inviati dalla legge, con il potere e il diritto di fermarti quando e come desiderano, incuranti del fatto che tu sia di fretta, triste, arrabbiato o impensierito ma comunque (almeno nella tua testa) al sicuro, nell’auto di tua proprietà e che possano addirittura toglierti la proprietà di quell’auto.

E questa è una consapevolezza tra le più socialmente destabilizzanti, soprattutto per le popolazioni del sud.

Il posto di blocco è un’entità che non ti vuole bene perché, già il nome lo dice, ti blocca.

E’ un luogo dove tutti i tuoi programmi, la tua allegria e le tue chattate vengono congelati all’istante e anche se non sei d’accordo.

Ma soprattutto il posto di blocco è una situazione durante la quale perdi fiducia in te stesso e nella tua coscienza, che non ti appare più così pulita come credevi, una situazione durante la quale perdi vigore , spavalderia e forse anche i punti della patente.

Il momento più impegnativo è il primo, quello in cui all’appuntato e a tutto il suo bagaglio di vita, viene in mente l’idea di alzare la paletta proprio al tuo passaggio:

“Perché?!”, pensi mentre deceleri e cominci un vergognoso processo di sudorazione istantanea, “cos’ho, la faccia di un criminale?!”.

Scopri così, forse per la prima volta, che la percezione che hai di te non sempre corrisponde a quella che ha il resto del pianeta terra.

Nel momento in cui vedi la paletta ti rendi conto che non puoi far finta di non averla vista: deceleri, accosti e inizi a pensare alle tante cose belle della vita, che ti scorrono in una successione velocissima, esattamente come dicono che avvenga negli ultimi istanti prima di morire.

Passi a scandagliare i tuoi cari che ti aspettano a casa ma soprattutto tutti i documenti e i valori che hai a bordo, cercando di prevedere il punto debole, il dettaglio che troveranno fuori posto, a meno che tu non faccia qualcosa per occultarlo, in quella manciata di secondi a disposizione tra la paletta e la frenata, rigorosamente effettuata con freccia a destra.

Ma niente, non c’è più tempo: le pupille dell’appuntato sono dentro le tue già da molti secondi.

Appena ti fermano hai due possibilità: abbassare il finestrino e salutare le forze dell’ordine mostrandoti gioviale oppure reagire “all’americana”, restando immobile e attendendo ordini.

Normalmente il posto di blocco non nasce per crearti problemi eppure, puntualmente te ne crea perché esso è gestito da persone e le persone con le loro reazioni sono, purtroppo, quasi sempre tutte diverse tra loro e non sempre equilibrate nei propri ruoli.

Se, ad esempio vivete nella zona nord di Roma e avete più o meno la mia età, ricorderete un signor carabiniere soprannominato “Il Baffo”.

Dire Baffo, quando eravamo giovani col motorino truccato, era come dire demonio, mamma, prigione, sequestro e umiliazione, tutte incluse in un’unica parola, “baffo”, appunto.

Lui poveraccio era un signore sulla sessantina che faceva il suo dovere prima della pensione anche se, debbo ammettere, un po’ ce l’aveva coi giovani.

Se lo incontravi, se per caso non eri stato avvisato dalla rete di solidarietà telefonica che si creava, quando qualcuno lo vedeva posizionarsi in questa o quella piazzola della Cassia, sapevi che per te non c’era scampo, perché il Baffo avrebbe multato la tua anima, non il tuo motorino.

Il Baffo umiliava le tue profondità non la marmitta Proma o il bollo non pagato.

Il Baffo, con la sua sgridata che proseguiva ben oltre il tempo di stesura del verbale, proclamata mentre la sua enorme mano ti teneva fermo il piccolo polso da quindicenne che avevi, in realtà ci teneva a te e non gli interessava sequestrarti il motorino se non con l’unico, importante scopo di far sapere ai tuoi, il coglione che eri.

Comunque ora il Baffo è in pensione ma resta lo choc resta che si ripropone ogni volta che qualcuno con la giacca blu e rossa ti dice “Documenti, per favore” (il “per favore” non sempre è conosciuto e incluso).

Allora diamo per scontato che tu i documenti ce li abbia e che li tiri fuori dal cassettino tutti spiegazzati, sotto i cd dei Doors e a quel punto è la fine perché le forze dell’ordine vedono che musica ascolti in auto e deducono velocemente se ti fai le canne o no.

E i Doors sono ovviamente nella lista nera.

Restano però confusi perché nonostante il CD da figlio dei fiori tu, qualsiasi cosa accada e qualsiasi documento ti chiedano, sei come trasfigurato; gli amici e i parenti, se ti incontrassero fermo a un posto di blocco, non ti riconoscerebbero: il tuo viso è contratto in una smorfia di tensione a metà strada tra il sorriso e l’emorroide.

Le tue mani mentre consegni i documenti (magari anche tutti in regola, se sei di Bressanone), sono intrise di sudore come Simone il Cireneo e se l’appuntato percepisce la tua liquidità, non potrà non sospettare di te, secondo l’antica e primordiale equazione: sudore=coscienza sporca.

La tua voce va per proprio conto e racconta tremante e spaccona di quando hai fatto il militare oppure ai limiti del teatrale, di quanti bambini hai lasciato soli a casa, con non poca preoccupazione.

Se hai tutto in regola e il posto di blocco non desidera accanirsi su di te e purificare le proprie frustrazioni attraverso l’incontro con la tua vettura, vieni letteralmente liberato e la sensazione che provi quando metti in moto, inizi ad allontanarti e capisci che sei salvo è qualcosa di incredibile, qualcosa che farebbe tornare la voglia di vivere anche a Baudelaire.

E’ un momento talmente potente, talmente intriso di gioia vigorosa che vorresti gridare come un tifoso del Napoli ma sei ancora troppo vicino al posto di blocco e dunque costretto a soffocare il giubilo dentro alla gola e il dito medio ferreo che le tue dita sudate innalzano come una bandiera che inneggia alla Liberazione, sotto al sedile o ad altezza cambio.

Se invece non hai le cosine in regola, preparati al rito antico della Reale Umiliazione, dell’avvilimento, della macerazione, della danza ridicola del “devo averlo scordato a casa/abbia pazienza/chiuda un occhio per stavolta/sa che lei è proprio un uomo interessante?”.

In genere funziona.

Ma non col figlio del Baffo.

 

 

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2 Replies to “PATENTE, LIBRETTO E NON PIANGA.”

  1. In effetti I Doors, Jimi Hendrix, Bob Marley o musicisti votati all’intento della “purificazione delle porte sensoriali” attraverso l’uso di fumi e funghi allucinogeni, si può pensare non tingano troppo bene durante l’essere fermati ad un “posto di controllo” (e non “di blocco”, istituito di solito per fermare un auto o una moto specifici casomai segnalati quale mezzi usati per fare una rapina o con gente pericolosa a bordo). Ma non tutti hanno gli appuntati hanno “i baffi” , sai? 🙂 . Ok, lo ammetto, da una decina d’anni ho preso anch’io il vezzo di portare un pizzetto sottile stile Jafar, Il gran visir dell'”Alladin” di Disney. Ma forse è solo perchè quando dismetto la divisa, trovo che quando la mia faccia si trasfigura durante uno di quei tanghi che ti scende fino alle viscere dell’anima e qualcuno mi scatta una foto, magari mi aiuta ad accentuare l’intensità dei tratti del viso e mi resta un ricordo più bello di quei momenti. O magari perchè una delle mie istruttrici di fotografia, durante un workshop, mi ha detto che “il pizzetto mi da più un aria da bel tenebroso”. O forse, volendolo legare in qualche modo al lavoro di cui stiamo parlando, è perchè mi toglie un bel po l’aria da “brava persona” che purtroppo mi ritrovo, e che facendo il lavoro che faccio è poco raccomandabile avere di fronte a chi è realmente poco raccomandabile. Eh si, perchè se è vero che una rondine non fa primavera (basti vedere il freddo e la pioggia ad oggi 2 giugno), è anche vero che non sono necessariamente tutti i seguaci di James Douglas Morrison ad essere “cattive persone” ed a vivere immersi tutto il giorno in nuvole di fumo di ganja guidando strafatti. Prendi me ad esempio: “Nessuno uscirà vivo da qui”, unica vera biografia del poeta e tutti i libri di poesie del “Re Lucertola” , fanno parte imprescindile delle mie due librerie dell’ingresso e posso garantirti che non stanno li a fare scena o per parcondicio alle sinossi dell’Arma. Se a quelli ci aggiungi tutti i suoi album in versione ORIGINALE SIAE, compreso “An american prayer” (che per inciso è quello che preferisco di più) e buona parte della collezione di Hendrix…beh a questo punto, secondo i luoghi comuni che recitano “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, io dovrei essere tipo il sosia di Pablo Escobar. 🙂 Eppure niente, non fumo, non bevo e che tu ci creda o no, tendo pure al vegetariano da un paio d’anni, preferendo i ristoranti vegan, alle classiche abbuffatone di pesce. Questo per dirti che i tempi cambiano, ed anche “i baffi” cambiano e con loro le idee e le ideologie. Posso affermare con assoluta certezza, perchè confutata da anni di esperienza, che qualunque operatore sia sulla strada da un po di tempo, sa che le persone cattive sono altre purtroppo, non le blogger carine e dalla dizione perfetta. E credo che anche il Baffo lo sapesse. Ma anche chi indossa una divisa è un uomo. E come tale arriva ad un età in cui capisce ciò che da giovane non aveva compreso, forse per un delirio di onnipotenza dato da qualche lettura idiota sulla teoria del “super-uomo”: oltre che avere la coscienza pulita, ciò che conta nella vita è quello di avere tra le braccia, a fine giornata, chi veramente riesce a tirar su le punte esterne di quei grossi baffi. E così, magari, per presentarsi dai suoi figli o dalla moglie e sentirsi in pace con la propria coscienza sapendo di aver fatto qualcosa di buono, il Baffo ha improntato a dare un senso alla sua vita tentando, come meglio gli riusciva di fare, di dare un ordine sulla strada.
    Ma sappi che, per chi fa un lavoro come il nostro vale sempre e comunque l’unica regola del : “To protect and to serve”. In pieno “american style”…
    Quindi tu e la brava gente come te non avete nulla da temere (a meno che tu non abbia un cd di Gigi D’Alessio oltre a quello dei Doors…:/) 🙂
    Firmato: il vostro amichevole Spiderman di quartiere…

  2. ….fermato 19 volte in 3 mesi…ormai quando vedo la paletta e riconosco il caramba di turno so anche a che squadra tiene e dove prende il caffè. Secondo me o non gli piace la mia Y10 blu targata Asti, oppure gli sono così simpatico che non possono fare a meno di distrarsi 5 minuti…

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