DE RUMORIBUS

Se per caso un giorno, ci venisse voglia di sminuirci come esseri umani, di renderci ignobili di toccare le bassezze più nefande che l’essere umano sia in grado di toccare solo scavando…

E se per caso non esistessero più applicazioni sui cellulari a renderci poveretti in tal senso, come Candy Crush o i siti di appuntamenti nel proprio quartiere, ricordiamoci che avremo sempre a disposizione il più antico e popolare metodo avvilente per individui, che nessuno (purtroppo) potrà toglierci: il pettegolezzo.

Discorrere con terzi sulle faccende private di un soggetto non presente, rende da sempre l’animo umano molto piccolo e merdoso, contaminando la zona dove avviene la discussione con aria fetida come quella di certi uffici pubblici.

L’arte di parlar male degli altri non è per tutti!

Per capire se stiamo effettivamente facendo della malalingua il nostro stile di vita e del pettegolezzo il nostro biglietto da visita, dobbiamo porci una domanda semplice, schietta e sincera:

se il soggetto del mio monologo e dei presunti fatti accaduti che sto raccontando fosse presente e in ascolto in questo momento, trarrebbe beneficio da tutto ciò che sto dicendo?

Mi sorriderebbe compiaciuto?

La sua figura ne uscirebbe in maniera dignitosa a prescindere dalla sua colpevolezza ma soprattutto, resterebbe ancora disponibile a frequentarmi dopo la discussione o mi inviterebbe affarinculo?

Se a queste domande la risposta è sincera, capiremo che il soggetto della nostra discussione, non solo non sarebbe felice di ascoltarci, ma che siamo sulla strada giusta e che abbiamo ottenuto il nostro obiettivo: essere degli individui composti per il 50% da acqua e per il restante 50% da Poraccitudine.

malelingue

Se per caso un giorno, ci venisse voglia di eliminare dalla nostra vita il buon gusto e proclamare guerra al desiderio di elevazione dello nostro caro, vecchio, animo umano, ricordiamoci che basterà raccontare al farmacista segreti presunti sul vicino di casa, accanirsi contro il fidanzato che ci ha lasciati raccontando la sua presunta poca igiene personale al postino, organizzare riunioni di condominio interessandoci delle ultime novità familiari degli assenti e nel contempo, proclamarsi paladini della giustizia sociale, del buon gusto, del “E’ una vergogna!”.

Ci sono ottime probabilità che nessuno si accorga che siamo dei dementi perché il pettegolezzo è un virus che si trasmette per via orale, l’arte di parlar male è una malattia che ti possiede se la tolleri.

Il tavolino coi giornali di gossip e cronaca nera sarà in confronto a noi, una libreria specializzata in ricerche sui premi Nobel.

Il peggior collega che diffonde menzogne anche sulla vita privata delle macchine fotocopiatrici in ufficio sarà in confronto a noi, San Sebastiano.

La più odiosa delle comari represse appestate dal rancore verso il prossimo, diverrà al nostro confronto, più benevola di un libretto di meditazioni zen.

Saremo senza rivali, se il pettegolezzo contaminerà le nostre vene, i più meschini del pianeta!

O almeno del pianerottolo, del condominio, della via, di quel piccolo angolo della putrida sul quale regneremo fino alla fine dei nostri giorni.

http://www.corriere.it/salute/11_giugno_15/gossip-salutare-cervello-peccarisi_741794c0-91b5-11e0-9b49-77b721022eeb.shtml

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2 thoughts on “DE RUMORIBUS

  1. Meravigliosa apertura con questa immagine di Norman Rockwell, che adoro.. 🙂
    Raccontata così, la malignità fa sorridere. 🙂
    Pienamente d’accordo con te, anche in quel “e nel contempo, proclamarsi paladini della giustizia sociale: nessuno si accorgerà che siamo dei fetenti.” che spesso si verifica come altra faccia della medaglia (o come maschera) delle incallite malelingue.
    Che dire? Come difendersi? La realtà dei fatti prima o poi dimostra la verità. O almeno è quello in cui spero sempre. 😉
    Buona giornata!

  2. Pusillanimi ricerche quantitative, che mostrano al massimo quello che si sa già.

    Però anche altre considerazioni più in profondità spiegano perché il pettegolezzo, per quanto vituperato, serve alla società: dicono che serva a rinsaldare all’interno del gruppo sociale le norme di comportamento condivise.
    Ovvero: non possiamo sapere bene cosa è giusto e sbagliato fare se non ne discutiamo per ore come comari alle spalle di qualche malcapitato contravventore, che scoprirà con lo stigma sociale di aver violato qualche regola non scritta (e squisitamente arbitraria).

    Tutto perfetto, quindi, direi.

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