FURESTA: UNA STORIA VERA.

“Ahhh l’amore!!”, stai pensando questo Ettore, vero?

Te lo leggo negli occhi, stai pensando all’amore, amico mio!

Mentre lucidi gli specchietti retrovisori della tua Honda Civic fresca di autolavaggio tu stai pensando proprio a questo.

Oddio, ma ti vedi?! Guardati: quarantadue anni, un buon lavoro e un principio di rincoglionimento che ti percorre la spina dorsale, i pensieri, la pancia e “la furesta”, come la chiami tu.

Danzi tra le macchine come fossi Pamela Anderson al car-wash show in qualche postaccio del Kentucky.

Che roba amico mio, come ti sei ridotto.

Insomma, sono felice per te ma guardati!

Dio santo, stai ballando intorno alla tua Civic con la pelle di daino in mano e sospiri guardando gli altri automobilisti anche se in realtà non li vedi neanche perché gli occhi ce l’hai da un’altra parte, amico mio.

Ce l’hai piantati ancora sulle foto-profilo della tua Bella, specialmente le ultime, quelle che hai visto ieri sera mentre eri al lavoro e sbirciavi felice come un ragazzino quando torna a scuola dopo il Natale e sta in classe a fantasticare sul parco giochi che lo aspetta a casa.

Ettore tu sei innamorato fracico.

“Viva l’amore! Ahhh, che sensazioni primitive, che sconvolgimento chimico, che dolce disordine che ti fa camminare storto ed essere buono con tutti”, mi rispondi.

Ettore c’hai l’amore dappertutto: hai scelto la tua sposa, sei andato.

Ma la cosa più bella, la cosa più Rock, come dici tu è che proprio ora, mentre stai controllando che ogni angolo della tua Civic sia più lucido del cesso di un magnate russo, l’amore corrisposto.

Non è così cazzo?! E’ quando tu guardi nelle pupille di chi ti piace e intravedi feeling.

E’ proprio così!

“L’ho capito subito, poi mi ha invitato lei al campeggio e ho pensato che Dio c’è sul serio”, mi dici.

Ettore, non è che sei al settimo cielo.

Puoi tranquillamente pisciare sulla nuca a quelli al settimo cielo, dal tuo loft al nono!

E poi sei all’antica come l’amore, amico mio.

Hai aspettato e dopo ben otto mesi di corteggiamento pudico e contenuto hai raggiunto l’obiettivo: una proposta.

La tua bella ti ha chiesto di andare in vacanza al campeggio!

Che strano, penso io.

Uno di norma prima si fa un concerto insieme, poi un week-end e poi si spara una settimana intera.

Così tutto insieme ti arriva una doccia di ghiaccioli alla fragola in testa!

“Ahhh, l’amore, cazzo!”, mi rispondi tu mentre il campeggio di Polignano a Mare che hai prenotato ti sembra meglio di uno Spa Resort a Honolulu.

“L’amore spreme ogni contrazione, ti libera la mente dalle sciocchezze, alleggerisce il peso corporeo di grammi e grammi.

L’amore drena, ti purifica, ti fa essere migliore.”

E’ proprio così come dici, Ettore caro.

Occhio che ti squilla il telefono!

L’amore è l’ultima particella di Dio ancora visibile sul pianeta terra che ti cancella qualsiasi bruttura dalla testa e ti fa diventare un principe anche se stai lavando la tua macchina per attaccarci dietro una roulotte e partire alla gitana, alla ruspante.

Ma che ti frega, c’hai l’amore Ettore.

Ma chi ti ferma?!

Nessuno.

Manco il fatto che la tua bella abbia avuto un bambino da un altro.

E allora?

Ormai è così: separarsi non è più un problema e poi se lei è una mamma, tanto meglio, è già sul pezzo con la storia della riproduzione e non te ne chiederà certo un’altra, di puzzola.

E qualora la volessi tu non ci sono problemi, Ettore!

E’ già programmata per produrne all’industriale.

Così domani partite e c’hai le mutande che cantano le melodie degli angeli e il meteo che ti assiste: cinque giorni di sole e due pioggia, ideali “Per fare furesta”, come dici tu.

Questo penso mentre tu dici “Si” al telefono.

Era lei?!

Che ha detto?! Dimmi, raccontami tutto che io sono femmina e queste cose le capisco!

Ti ha chiesto se può portare suo figlio?!

Ah.

Ma si, hai ragione! Ma che ti frega, giocherete insieme.

E poi c’è l’amore, Ettore, hai ricevuto?!

C’è l’amore, porco mondo!

Chi vi ferma?!

Farai i castelli di sabbia, scarterai gelati e merendine, gli farai un po’ da papà a tempo determinato e chissà che non ti si sveglia l’istinto, canaglia!

E poi alle nove i bimbi vanno a letto e allora… “Furesta!”.

Che? Chiama ancora?!

Eh, rispondi, rispondi pure.

Che ha detto?! Ti ha chiesto se paghi tu?

Va beh, ma è ovvio!

Non deve neanche chiederlo.

Mi raccomando Ettore, fai il gentleman eh.

Anche se lei insiste, guarda che noi insistiamo per mettervi alla prova, tu sii intransigente, neanche un caffè!

Ti si scioglierà sulle ciabatte.

Ahh, l’amore! L’amore Ettore è così, ti trasfigura.

Guarda che pelle che hai!

Sembri levigato dal Canova, c’hai i capelli lucidi come un levriero afgano appena uscito dalla toilette.

Ancora con ‘sto telefono?

E’ lei?! Ancora?! Beh ma allora è alle fiale.

E’ cotta sulla pietra.

Considerati già a cena dai suoi nonni a Natale.

Che voleva?

Dimmelo Ettore che io sono femmina, c’ho intuito per queste cose.

Se può venire anche sua madre?!

Oh.

Oh beh, forse è un po’ esagerato.

“Vuole mettermi alla prova, vuole vedere quanto ci tengo!”, mi dici convinto.

Eh si, hai ragione, senz’altro è così.

Tu non cedere al maschilismo e sii gentile, che ti frega.

Magari porta la nonna per fare un po’ di baby-sitting alla creatura così vi unite sugli scogli.

E poi se lei è splendida come dici, sarà caruccia anche la suocera, no?!

Dai, dai, bravo! Fai bene a prenderla così.

Già vi vedo a giocare a burraco insieme.

Conoscerai figlio e suocera in una botta sola, fico dai!

“Unico, direi”, mi rispondi, che ti trema quasi la voce.

Ahh l’amore, Ettore.

L’amore fa miracoli.

“Ne ha già fatti, lo vedi?”, mi rispondi tu con le guance rosa porcellino, “sto per fare una settimana di campeggio dentro a una roulotte condividendo quattro metri quadri e un solo cesso di plastica con lei, sua madre e suo figlio, hai voglia a miracoli! Sono felice, pieno, completo, mi sento un uomo”.

Hai ragione, amico mio, hai ragione!

Ahhh, Dio benedica l’amore e pure il campeggio.

Ma chi ti scrive, mica lei?!

Non ci posso credere.

Dio ti ama, amico mio. E anche lei.

E che dice ora?! cosa dice, dimmi!!

Che sono una femmina, c’ho intuito, ti do la soluzione come la settimana enigmistica senza manco aspettare il prossimo numero.

Suo fratello?

Perché anche suo fratello?!

No, dai.

Le hai detto che non c’è posto?

“Ma un lettino in più c’è, se si toglie il tavolo. Dice che è tanto che non lo vede, che vive ancora a Bari e che è a due passi”, mi rispondi, “poi se possiamo passare a prenderlo già che siamo giù ed eventualmente riportarlo”.

E io credo, sinceramente amico mio che ti stiano pigliando per il culo con la scusa dell’amore e delle farfalle nelle mutande.

Con tutta ‘sta gente te la scordi la furesta, da retta a me.

Ma tu già non mi degni di uno sguardo, amico mio.

Tu fai come vuoi perché sei scimunito dall’amore.

Ti vedo: c’hai l’occhio vitreo come gli squali mentre ti volti e dici che così ti offendo.

Viva l’amore, Ettore.

Che sensazioni primitive, che sconvolgimento chimico, che dolce disordine che ti fa camminare storto ed essere buono con tutti.

Che dramma sarà raccogliere le tue ceneri al ritorno.

Servirà una paletta di quelle per le stalle.

Saluti alla signora.

***

 Per gentile ispirazione del mio amico Ettore. Tratto da una storia vera.

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