BRUTTA FIGLIA DI LIGURE

Ho notato che la maggior parte delle persone quando si trova costretta a insultare qualcuno predilige insulti che si riferiscono a un familiare stretto, come la mamma o il cane.

Figlio di un cane, figlio di puttana e giù con le traduzioni in tutte le lingue del mondo che invece di prendersela col soggetto stronzo in questione, agiscono in maniera codarda contro l’albero genealogico.

Visto che mia mamma è una brava persona, almeno sotto il punto di vista della mercificazione del suo corpo, credo che la prossima volta che vi piacerà insultarmi sarà più appropriato andare direttamente contro il mio capofamiglia.

Mio padre è russo ma la sua famiglia venne un secolo fa in Italia. Quindi mio padre è più italiano di voi.

Il problema è che quando la famiglia di mio padre scelse l’Italia, elesse la Liguria.

Quindi sono figlia di un ligure ed è questo l’insulto che mi si addice di più, se vorrete infierire.

E ne andrò fiera perché i liguri e i sardi sono gli unici italiani (se così si può dire perché non sono propriamente tali), che rispettano in maniera coraggiosa e intransigente le loro caratteristiche e giammai si piegheranno all’omologazione.

Sono figlia di un ligure.

Non so se mi spiego.

Se siamo al ristorante, la mia vescica ligure mi obbliga sempre ad andare alla toilette in perfetta sincronia col “Prego signori, eccovi il conto!”.

E se quando torno non avete ancora pagato, prima di tutto siete vili e maliziosi e poi dividiamo alla romana perché comunque sono nata a Roma perciò non avete scampo né speranza che offra io.

Sono una figlia di ligure.

Risparmio sulla palestra perché faccio lezioni di prova tutto l’anno in tutte le palestre delle regioni vicine.

Vado al mercato della frutta e della verdura alle due meno un quarto, quando i contadini sono stanchi e la roba me la tirano direttamente nel bagagliaio.

Sono figlia di ligure.

Da grande voglio fare la svuota-cantine di palazzi d’epoca, la badante di vecchietti milionari terminali, una di quelli che va in spiaggia col metaldetector a fine stagione, la ragazza di un parlamentare.

Se rinasco voglio essere il materasso coi vostri risparmi.

Sono figlia di ligure, è più forte di me.

Se ti cade una moneta per terra la velocità della mia suola pronta a tapparla è direttamente proporzionale a quella del pendolo che avrò in mano per ipnotizzarti e farti credere che non ti è caduto un cazzo.

Sono figlia di un ligure, prendi tu i biglietti e poi ti ridò i soldi?

Sono figlia di un ligure e prima di uscire di casa chiederò sempre quanto prevedi che spenderemo. Se sforiamo paghi tu.

Sono figlia di un ligure, mi sposerei centocinquanta volte se ognuno portasse qualcosa e io potessi far credere che la bustina della lista di nozze mi servirà davvero per un viaggio o per il servizio buono.

Invece non me ne potrei mai separare, resterebbe sempre con me, saremmo sempre io e la mia bustina finchè morte non ci separi.

Perché sotto sotto sono una gran figlia di ligure.

E non ho mai comprato un libro in vita mia perché adoooro il book-sharing.

Mai ho lasciato impunita cassiera che abbia tentato di dirmi “Ti devo un centesimo, tesoro”.

“D’accordo, aspetto qui a lato?!”.

Sono una figlia di ligure: ecco l’insulto giusto per me, che mi gonfia il petto d’orgoglio e il portafogli dei soldi che risparmio con agonismo e tecnica.

Sono figlia di ligure e per me il tempo è danaro.

E il prezzo del tempo lo faccio io.

E il tempo di lettura di questo articolo è di circa sette minuti e quaranta.

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2 thoughts on “BRUTTA FIGLIA DI LIGURE

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