NO BUDGET: UNA STORIA TRISTE

“Ciao Mamma,

si, si, ho fatto il colloquio.

E’ andata alla grande.

Mi hanno presa sicuro ma dovrebbero darmi conferma definitiva la prossima settimana.

Guarda, hanno detto cose incredibili sul mio cv.

Sono al settimo cielo!

Hanno detto che sono la figura professionale che aspettavano e che il mio background darà all’azienda un plus miracoloso.

Spunti innovativi.

Mark-up irripetibili.

Idee inimmaginabili.

Sguardi sul futuro.

Finestre sul successo.

Il direttore creativo mi ha detto che aspettava una risorsa come me da una vita e che, se lo dice lui, che da vent’anni dirige una delle agenzie di comunicazione più importanti del mondo, posso esserne fiera, ecco.

Anzi, ha detto “proud”, Ma’…che in inglese vuol dire coraggioso, fiero.

Come?!

No, no, l’azienda è italiana.

Lo ha detto in inglese perché oggi le aziende fighe usano le parole inglesi per certe cose.

Sono più efficaci.

Più accattivanti.

Più cool, dicono.

Si, cool.

No, non è una parolaccia, vuol dire figo.

Va beh Ma’, poi quando ci vediamo te lo spiego.

Che dici?! Ma va’ no, ma quale stipendio?!

Per il primo anno non prendo nulla ma è prassi.

Si, quando stai su un progetto nuovo, fidati è sempre così.

Non puoi capire mamma, dammi retta.

E’ una puntata zero, un progetto low-budget, un’idea unconventional nella quale non sono stati fissati dei budget, almeno per quest’anno.

Ma quale rimborso spese, Ma’.

Ma dove vivi?!

Ma ti pare che gli chiedo un rimborso?

Cioè: se mi pigliano sono dentro a un team internazionale che lavora su’ un progetto fighissimo e io chiedo dei soldi?

Sono io che dovrei pagare per lavorare con loro, Ma’.

Tu non hai idea: c’è la file di gente che vorrebbe essere al mio posto.

C’è il mondo che pagherebbe per riuscire ad entrare in quella agenzia!

Fidati che, guarda se mi permetti, senza offesa eh, ci capisco un po’ di più sul mondo del lavoro oggi, non credi?!

E allora…

Dai, ora ti saluto che sennò mi innervosisco.

Si, si.

Saluta Papà, eh! Dagli un bacio.

Ah mamma, aspetta!!

Ricordati di mandarmi i soldi dell’affitto, eh.

Che il 5 è tra una settimana, mi raccomando”.

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4 thoughts on “NO BUDGET: UNA STORIA TRISTE

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