IL REGGIDEE PERENZIN

In questo paese nascere donna e avere una latteria fa partire subito una collezione di battute sulle tette, da far vergogna.

Nonostante l’onda tsunamica del “Hey, bella! A che ora apri la latteria?!”, Emanuela ha aperto la versione 2.0 di una latteria.

Anzi, per seguire i maliziosi!

Se la latteria di Emanuela fosse una taglia di reggiseno, sarebbe una quinta abbondante naturale.

Perché lì dentro c’è posto per tutto e per tutti.

Vuoi sapere come si fa il formaggio? Vai in latteria da Emanuela.

Vuoi comprare i migliori prodotti locali?

Vai in latteria da Emanuela.

Vuoi mangiare e bere bene in zona? Vai in latteria da Emanuela.

Vuoi sapere come ha fatto una ragazza a farcela in questo mondo di maschi spacconi? Vai in latteria da Emanuela.

Vuoi sapere come si sopravvive a diecimila generazioni di casari in famiglia, senza diventare nevrotici?

Vai in latteria da Emanuela.

Non so che taglia abbia di reggiseno ma di certo, questa ragazza ha bisogno di un reggi-idee perché ne ha milioni in perenne riproduzione ed evoluzione, come le muffe dei suoi formaggi.

Ma soprattutto Emanuela non ha paura dell’Italia.

Non so se mi spiego: Emanuela non teme l’Italia che ultimamente vuole il male degli agricoltori e dei piccoli imprenditori.

Non è giusto non investire, non è giusto non creare ciò che le idee desiderano anche quando il proprio paese ci piglia a schiaffetti.

Che tanto l’Italia prende a schiaffetti tutti prima o poi, anche quelle con le tette.

Allora tanto vale fare che non fare.

Lo schiaffetto fiscale non deve fermare meraviglie casearie che si tramandano da cent’anni.

Il signore cattivo della Asl non può impedire il miracolo della stagionatura spinta.

Non può piovere per sempre.

Ma se piovessero caciottine Perenzin, si starebbe tutti meglio.

Poi c’è il pastore.

Perché Carlo è un pastore a tutti gli effetti.

Non ha il gregge lanoso ma certa gente non si depila come dovrebbe e allora, ecco che il confine è molto labile.

Carlo di gregge ne ha, eccome.

Gregge inteso come gruppo di persone che lo segue per imparare, per arricchirsi non di soldi ma di storia, tecnica e sapori.

Carlo è il pastore di una moltitudine di giovani becchi e caprette che diventeranno a loro volta pastori in tutto il mondo.

Non beleranno ma diranno cose interessanti, non faranno la cacca a palline ma produrranno forme stagionate e fresche che faranno tutto tranne che cagare, a chi le assaggerà.

Non puzzeranno, a meno che sceglieranno di non lavarsi ma questo è un problema condiviso col resto dell’umanità.

La puzza in quel caso si confonderà con qualche toma ubriaca, con qualche stagionato pluripremiato.

Già: la puzza si premia.

Ma non ditelo a vostro marito.

 

 

 

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