AI CADUTI SULLE STRISCE PEDONALI

Il pedone è, nella catena alimentare della mia città, l’ultimo, disprezzabile anello.

Se sei in motorino puoi schivarlo prendendo la mira, come fosse un bersaglio mobile che, per una volta, decidi di graziare.

Se sei in auto è il fastidioso fuori-programma che ti fa consumare i dischi dei freni ed i pneumatici.

Perché i pedoni non fanno il salto di qualità di usare la macchina o non se ne restano a casa, anziché intralciare il traffico?

Perché a Roma esistono ancora, in certe zone, strisce pedonali visibili sull’asfalto?

Facciamogli paura a questi maledetti fannulloni che hanno il tempo di passeggiare, facciamo finta di non vederli.

Facciamoli sentire soli.

Sfioriamo le loro membra molli coi nostri specchietti lucenti.

Fissiamo i loro occhi di cerbiatti impauriti, da dietro i nostri parabrezza infuocati.

Schiacciamo i di loro cani profumati di toletta, facciamo cadere a terra le loro buste della spesa con la potenza del vento provocato dalla nostra velocità.

Che si vergognino e se ne restino alla fermata dell’autobus ad attenderlo sino alla morte naturale oppure al bar o dove vogliano ma non in mezzo alla strada, disorientati come ciechi in un labirinto, incapaci di avanzare o retrocedere oppure spavaldi nel loro inadeguato, anacronistico senso civico del cazzo, consapevoli di un ipotetico diritto di precedenza che è, con evidenza, morto e sepolto da secoli.

E’ la strada che comanda e la strada, a Roma, è dura, come la vita a cui ti costringe questa città: c’è il traffico che ti divora, la ricerca del parcheggio che ti strema più di una spedizione sul K2, le file negli uffici pubblici senza la macchinetta del numeretto, c’è il lavoro che passa per amicizie, l’immondizia che si mangia sempre più terra ed i gabbiani sempre più grossi.

La vita a Roma è già tanto dura ed arrabbiata per poter aver pietà dei pedoni: abbattiamoli.

E’ la selezione naturale.

Ci hanno tolto il diritto di essere sovrappensiero.

Ci hanno derubati della concentrazione da Gran Turismo che si accende insieme ai nostri motori.

Ci hanno spaventati, sgridati, hanno inveito contro le nostre famiglie e, in certi casi, si sono persino accaniti contro i cofani delle nostre auto per far valere i loro diritti: cosa aspettiamo a neutralizzarli?

Cancelliamo le ultime strisce pedonali ancora visibili sul manto stradale e riprendiamoci la città.

Non lasciamola in mano a questi depravati perdigiorno, ripetiamo insieme e diciamo “levate dar cazzo, ‘mbecille”.

Sprofondiamo nella più depravata inciviltà ma sprofondiamoci con lo scooterone, che se fa prima.

 

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2 pensieri riguardo “AI CADUTI SULLE STRISCE PEDONALI

  1. eh, la fai facile. A Roma, Milano.. si riuscirebbe, ma quelli come me che vivono in una Pavia qualsiasi fatta perlopiù di studenti che attraversano a mandria ostentando la sicurezza del branco, e pensionati flemmatici e lenti, tranne quando si tratta di rubarti il posto in coda (qualsiasi coda) perché loro devono essere i primi. Tu sei di fretta mentre loro (dopo) passeranno la giornata a guardare i cantieri per ore, ma crepa che ti mollano il posto. In genere il piccolo comune ha anche un assessore che per farsi eleggere ha promesso vivibilità e chilometri di piste ciclabili: per mantenere l’impegno preso sarà costretto a verniciare di rosso i normali marciapiedi. E lì scatta la nostra rivincita e si gode: bici che incocciano pedoni saccagnandosi a vicenda e discutendo su chi avesse ragione, mentre noi passiamo oltre in cerca della consueta vecchina da arrotare per la gioia del giornale locale che altrimenti non saprebbe cosa mettere in prima pagina. Però ricorda: se la tiri sotto perché sei stata abbagliata dal sole basso, invece dei soliti 200 punti ne guadagni solo 100. Buona caccia 😀

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