TEST: QUANTO SEI RESILIENTE?

TEST DI AUTOVALUTAZIONE PER CAPIRE SE SEI DAVVERO UN TIPO RESILIENTE.

Non si parla d’altro.

I soldi sono anacronistici, gli immobili e la bellezza fisica sono ormai decaduti.

Oggi, l’ultima possibilità per sopravvivere sani e fichissimi consiste nel possedere una sola dote: la resilienza.

In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà e a dare nuovo slancio alla propria esistenza.

Per capire se apparteniamo a questa fortunata categoria di persone, ecco un breve test di autovalutazione

Rispondi sinceramente a queste domande e poi, a seconda del punteggio, vai a leggere il tuo profilo:


1.
Con quale atteggiamento positivo convivo, quando son costretto ad entrare dentro a un ipermercato all’ora di punta, per comprare solo un pacco di pasta e, su ventinove casse, ne trovo aperte sono tre?

a) Convivo con il mio amico smartphone, grazie al quale mi alieno dalla società per le intere quattro ore di attesa che mi separano dal mio turno.

b) L’atteggiamento è positivo solo se sono donna e soffro di meteorismo e gonfiore esofageo cronico, in modo da poter fingere di essere sempre al nono mese, con facilità ed eleganza.

c) Non vi è dentro di me alcun atteggiamento positivo perché sono consapevole di trovarmi in un posto di merda.

 

2. Come reagisco al trauma di scoprire che il/la mio/a compagno/a apprezza la musica di Young Signorino?

a) Chiedo prontamente al/la mio/a compagno/a se ha bisogno di sostegno da parte dell’azienda sanitaria locale.

b) Applico le tecniche di respirazione imparate sul libro Yoga for Dummies e comunico al/la mio/a compagno/a di non considerarsi più tale.

c) Contatto subito due amici moldavi per porre fine alla stirpe intera del/la mio/a compagno/a, non potendo raggiungere, in tempi rapidi, quella di Young Signorino.

 

3. Qual è stata la circostanza maggiormente avversa della mia vita che ho saputo fronteggiare con destrezza agonistica?

a) La pertosse

b) la perdita del proprio posto di lavoro

c) il giorno in cui ho scoperto che Cracco ha collaborato con McDonald all’ideazione di nuovi panini gourmet.

 

4. Se fossi un personaggio famoso, noto per esser resiliente sarei:

a) Napoleone

b) Lele Mora

c) Il chirurgo di Lilly Gruber

 

5. In che modo desidero dar nuovo slancio alla mia vita futura?

a) Andando a vivere in campagna, coltivando alghe o canapa di quella noiosa.

b) Obbligando tutti i miei amici a cancellare il mio numero di telefono.

c) Rintracciando uno per uno tutti i miei professori e pestandoli a sangue, per chiudere del tutto con la mia adolescenza difficile che non vuole morire.

 

RISULTATI DEL TEST

I PROFILI

 

Maggioranza di risposte A

Sei normale, chiedi aiuto.

 

Maggioranza di risposte B

Più che resiliente risulti, al test attitudinale, un gran cacacazzo od ingegnere iscritto all’albo.

Forse non otterrai resilienza ma, con impegno metodico e costante, potrai collezionare risultati concreti e rigeneranti come un benefico allontanamento sociale in tantissimi e diversi contesti.

 

Maggioranza di risposte C

Il perfetto resiliente. La tua capacità di risolvere i grandi traumi del tuo piccolo mondo è più che performante. Un consiglio: apri subito un corso a pagamento con tassa d’iscrizione al di sopra dei seimila perché è il momento perfetto per sfruttare i poveretti che anelano ad utilizzare la parola Resilienza più di tre volte al giorno, anche a cazzo.

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5 pensieri riguardo “TEST: QUANTO SEI RESILIENTE?

  1. Ho selezionato tutte C. Per raggiungere il tuo livello di “resilienza” (acc. l’ ho detto), dovresti farmi un corso di specializzazione: non ho detto Master per non scatenare il resiliente che è in te 🙂

  2. Ho avuto qualche difficoltà a effettuare questo test, sia perché ancora non ho ben chiaro che cosa cazzo sia questa resilienza, sia per altri motivi che risulteranno chiari nel corso dell’esposizione, che non sarà proprio breve.
    Comunque, per non fare la figura dello sfigato totale, cercherò di dare risposte alle singole domande.

    1) In questo caso (improbabile ma non impossibile, visto che i miei orari sono talmente sballati da non coincidere con quelli della restante massa), nessun atteggiamento positivo: lancio mentalmente una serie di maledizioni contro chi organizza i turni degli addetti alle casse e mi metto in fila ribollendo di rabbia … sempre che non decida di mollare là tutto e andarmene.

    2) Purtroppo (o per fortuna?) non conosco tale Young Signorino. Ma se accettiamo di sostituirlo con un tale Sfera Ebbasta (anche lui peraltro a me sconosciuto, ma almeno ho visto in foto il soggetto e ho letto il testo di una sua “canz…” no, non ci riesco…), insomma, risposta A.

    3) B

    4) A

    5) A

    Nota: per onestà, devo confessare di essere un (ex) ingegnere (benché abbondantemente pentito), rigorosamente NON iscritto all’Ordine … tant’è vero che ho “lasciato spintaneamente” l’attività ben 25 anni fa (vedi domanda 3), dedicandomi ad attività artistiche di vario tipo.
    Nonostante questo, non ho ancora capito, come dicevo poc’anzi, che cosa fosse la detta resilienza; anzi, per dirla tutta, non ne avevo mai sentito pronunciare né letto il nome prima di un paio di anni fa, come risulta peraltro dal commento (che riporto di seguito) che ho postato a un video di RAI3 in cui Piero Angela spiega appunto che cosa sia la resilienza. Tentativo encomiabile e probabilmente utile, ma che tuttavia non spiega alcuni dettagli, come risulta dalla mia esposizione.

    “C’è una cosa che non capisco.
    Ho 65 anni. Ho studiato, diplomato al liceo classico e laureato in ingegneria elettronica. Leggo quasi da quando ero nella culla, di tutto. Ho una biblioteca ben fornita di testi dei generi più vari, dalla letteratura alla psicologia, dalla saggistica alla musica, dalla storia alla tecnologia, dalla geografia alle lingue straniere.
    Eppure, per 63 dei miei anni di vita, non ho MAI, in nessun contesto, incontrato questa parola. All’improvviso, da meno di un paio di anni, è esplosa nell’uso comune: tutti hanno la resilienza in bocca, tutti fanno a gara ad usarla, a proposito ma ancor di più a sproposito … Sembra una moda di cui nessuno riesca a fare a meno.
    Per parecchio tempo ho fatto fatica non solo a capire da dove piovesse questo vocabolo “alieno”, ma anche a tenerne a mente il significato, anche perché il mio Zingarelli ne parlava solo a proposito di proprietà dei materiali, e non riuscivo a contestualizzarlo nei discorsi in cui lo trovavo.
    Mi chiedo: chi e perché ha fatto scoppiare questa improvvisa gara modaiola ad usare questa parola ad ogni pie’ sospinto?
    Ma soprattutto, come abbiamo fatto, fino a un paio di anni fa, a sopravvivere senza usarla?!”

    Un saluto con molta ammirazione.

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